Appennese

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Appennese
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I testi del canto “a lungu”
Canto “a lungu” ed altro
La voce danza, la natura racconta
Ali – coreografia di Yang Yu Lin

 

Nel 2001 Centro Promozione Danza ha condotto una ricerca sull’Appennese in collaborazione con la Pro Loco e la Scuola Media di Marcellina, raccogliendo testimonianze orali e registrando canti divenuti poi materiali d’archivio e di studio per gli alunni della scuola media e materiali musicali utilizzati nelle coreografie di Yang Yu Lin prodotte per la “Rassegna delle arti popolari” promossa dalla Pro-Loco di Marcellina, all’epoca presieduta da Carlo Ricci.

MarcellinaL’Appennese è un canto popolare tipico (canto a lungu) dei paesi che si estendono attorno al complesso dei Monti Lucretili, presente quasi esclusivamente a Marcellina (Roma).

Il canto è per due voci e si svolge senza accompagnamento musicale. I brani sono in genere molto brevi e i testi sono composti da due versi endecasillabi che generalmente vertono sui temi del lavoro, della natura e dell’amore.

La denominazione “Appennese” (alcuni scrivono “A Pennese”) non è certa; tuttavia l’ipotesi più probabile è che derivi proprio dall’indicare il canto dell’Appennino.

L’Appennese e altre forme di canto “a lungu” (alla metitora, alla cavallara, alla montagnola) sono ancora presenti e tuttora cantate da pochi anziani pastori e contadini, altre forse si sono ormai perse (la viola, alla sampognara, alla palommarese).

Il canto “a lungu“, in origine canto di lavoro, veniva eseguito durante i pascoli, durante o al termine di lavori agricoli (mietitura, raccolta delle olive ecc.); oggi è ancora possibile ascoltarlo (ma sempre più raramente) in occasioni conviviali, raduni familiari o feste popolari.

Altra interessante forma di espressività popolare della tradizione orale è la poeta, ossia la “declamazione cantata” a memoria di opere (Ariosto, Dante, Virgilio ecc.), oppure, in determinate circostanze, l’improvvisazione di versi in omaggio a persone (es. matrimonio) o a narrazione di eventi che hanno colpito la fantasia e la memoria collettiva.

ASCOLTA I CANTI

LA RICERCA          

     Il Centro Promozione Danza, in collaborazione con la Pro-Loco di Marcellina, ha promosso un progetto di ricerca sull’Appennese che è stato presentato nel marzo del 2001 in una conferenza nell’aula magna della scuola media di Marcellina, alla quale sono intervenuti fra gli altri, il Prof. Alessandro Portelli, Presidente del Circolo Gianni Bosio di Roma, che all’inizio degli anni settanta fu il primo ricercatore ad occuparsi dell’Appennese, e il Prof. Giuseppe Armezzani che nell’anno scolastico 1979/80, insegnante nella scuola media di Marcellina, ha guidato gli studenti ad una interessante ricerca sull’Appennese.     La nuova ricerca di maggio 2001 è stata sviluppata dagli studenti delle scuola media con la guida delle insegnanti Angela Luntini e Annarita Rozzi, che hanno intervistato e registrato il canto di quattro “informatori”.          

I materiali sonori raccolti, catalogati e archiviati, sono stati utilizzati dalle danzatrici e danzatori del C.P.D. che hanno interpretato il canto con coreografie di Yang Yu-Lin durante la manifestazione Canto “a lungu” ed altro… di settembre 2001 nella caratteristica Piazza Padella di Marcellina, danzando sull’Appennese cantata dal vivo.

L’INTERVENTO                      

di Oscar Bonavena – sett. 2001

     Marcellina ha avuto negli ultimi anni un considerevole sviluppo sociale, economico e urbanistico. Questo positivo sviluppo rischia però di travolgere e di trascinare con sé l’originaria cultura e tradizione popolare, già messa a dura prova dai grandi “persuasori occulti” della cultura dominante (media, televisione ecc.) che inducono ad omologarsi su modelli di consumo (culturale, alimentare e di costume).

      Rischia di estinguersi cioè un patrimonio di forme di improvvisazione poetica popolare, di tradizioni musicali, di danze e di canti di lavoro; patrimonio irrecuperabile per la caratteristica stessa della cultura popolare di non essere scritta ma tramandata oralmente. Si pensi alla sorte di un “canto a mète” con la moderna meccanizzazione della mietitura, o della “Appennese” con i pastori che raggiungono il pascolo in automobili dotate di autoradio.

      Da questo proviene il nostro interesse verso forme di espressività popolare, che sono testimonianza non scritta di condizioni di vita e di lavoro, con una valenza artistica non indifferente. Basti pensare ai testi della “Appennese” sempre cantati sui temi dell’amore, del lavoro e della natura, e agli interessanti intervalli musicali tipici del canto “a lungu”.

      Come salvaguardare quindi questo tesoro che è alla base della nostra identità culturale? Non vogliamo compiere un’azione di “archeologia culturale” congelando “le cose belle di una volta”, né avere una visione di recupero folkloristico delle tradizioni. Si tratta, a nostro parere, di intervenire per mettere al sicuro canti, testi, danze ed altro della cultura popolare, stimolandone la “resistenza” e stimolando le nuove generazioni a farsi depositarie di quelle forme di espressività popolare. Ma quello che più di ogni altra cosa va messa al sicuro è la capacità di creare musica, poesia, danza, insomma di inventare un modo (magari nuovo) di esprimersi e di goderne, nella consapevolezza di generare cultura, diversa da quella egemone.

      Questo è il senso che vogliamo dare a “Canto a lungu ed altro…” a Piazza Padella, nella presunzione di essere di stimolo al rigenerarsi della creatività popolare. Per questo abbiamo pensato che oltre all’Appennese, dovessero essere presenti altre forme di espressione, come la danza. Giovani danzatrici e danzatori della scuola del Centro Promozione Danza di Marcellina misurano in questa iniziativa la capacità di interpretare, in un disegno coreografico con il loro linguaggio contemporaneo, delle suggestioni e delle emozioni provate come interpreti e come figli diretti della cultura, e della tradizione orale di Marcellina.

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